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Aron Tunzi risiede in Svizzera. E' cresciuto in Ticino, la parte italiana della Svizzera, e attualmente lavora a Zurigo nel settore informatico.
Durante un corso di ripetizione militare nel autunno 2007 viene contagiato dalla passione per il poker. Da prima comincia come la maggior parte dei giocatori con il No Limit Texas Hold'em. Solo più tardi per pura curiosità comincia ad avvicinarsi alle altre varianti del gioco divertendosi ai tavoli di Pot Limit Omaha Hi, Pot Limit Omaha Hi/Lo e razz.

L'acquisizione delle conoscenze pokeristiche di Aron derivano soprattutto dalla lettura di libri specializzati, articoli pubblicati un po' ovunque sul web, esperienza on-line e live e dalle tante analisi fatte con amici di mani vinte e perse. Come ulteriore possibilità di miglioramento trova che la partecipazione ad una comunità e ad un forum sia necessaria. Questo non per farsi "pubblicità" e fare conoscere la sua identità ma quanto per vedere e capire le diverse psicologie di gioco dei vari giocatori.

Aron ritiene che: "La lettura dell'avversario è la cosa più importante assieme ad una giusta selezione delle carte iniziali e ad un proprio stile di gioco adattato alle proprie caratteristiche. Non si può chiedere ad un giocatore tight di diventare aggressivo e tentare un bluff quando l'avversario è pieno" sperando che con questa mossa diventi un campione."

Giocatori preferiti: Patrik Antonius, Sam Farha, Gus Hansen, Dario Minieri.

Aron  è l’ideatore del progetto Omaha-World.com.



Chi sono?
La variante dell’Omaha dalle origini negli anni ‘70 fino ad oggi

Bob Ciaffone, prolifico autore di numerosi libri sul poker, ha compiuto un excursus su una delle varianti che si stanno rapidamente affermando oggi nel mondo del poker, l’Omaha, ripercorrendo la storia di questa specialità dalle sue origini negli anni ‘70 al fenomeno popolare dei nostri giorni.

Il mio amico James R. Blackburn è scomparso il 4 maggio 2007 dopo una lunga malattia. “Blackey”, come tutti lo chiamavamo, è forse la persona in più stretta correlazione con il gioco del pot-limit Omaha, per il suo amore verso questa variante e il merito di aver contribuito alla sua crescita e popolarità tra i giocatori di poker. Io, nel mio piccolo, adoro giocare al pot-limit Omaha high.

bob-ciaffoneIl nome Omaha, che caratterizza questa forma di poker, è per molti versi un mistero. Sul finire degli anni ‘70 c’era un gioco nell’area di Seattle-Tacoma chiamato “9 card holdem”. Giochi simili erano praticati in altre parti del Paese. Gwen (una donna vietnamita nota come “The Dragon Lady”) arrivò a Las Vegas e lanciò il gioco al Golden Nugget intorno al 1982. Questo si sviluppò rapidamente giorno dopo giorno, coinvolgendo anche giocatori famosi oggi come Linda Johnson e Roy Cooke.

Il casinò ribattezzò il gioco “Nugget Holdem” ma un giorno un floorman disse, rivolgendosi ai giocatori in sala, “Credo che ormai giocherete a questa variante tutti le sere, vero? Quindi, abbiamo bisogno di un vero nome. Da dove provenite voi?”. “Seattle”, risposero in molti. “Cools Bay” dissi io. “Seattle, Cools Bay? Questi non sono nomi adatti per un gioco. E tu da dove vieni?”, chiese rivolgendosi ad un tipo dall’aspetto un po’ contadinesco. Il tipo rispose “Omaha”. “Ecco, Omaha!, Da oggi in poi si chiamerà Omaha”, esclamò il floorman dirigendosi verso la bacheca per cancellare la scritta “Nugget Hold’em” e rimpiazzarla con “Omaha”. Da allora questo è il nome ufficiale del gioco.

Quando vivevo in Michigan, giocavo una forma di Omaha che chiamavamo “two by three”, e parliamo degli anni ‘70. Differiva dall’omaha di oggi in quanto le carte venivano scoperte una ad una, invece di un flop con tre carte. Nel 1982, subito dopo le Wsop, feci la conoscenza dell’omaha moderno nella cardroom del Golden Nugget dove Bobby Turner e Gwen giocavano delle partite heads-up di limit Omaha high. Presto la pokerroom si affollò di giocatori dal nord-ovest e sud degli Stati Uniti, dove il gioco era già praticato in modo regolare.

omaha-handI giocatori dell’Oregon e di Washington lo chiamavano “nine-card”. Quelli del sud, principalmente Omaha.

Il Golden Nugget, grazie all’abilità del suo Cardroom Manager Bill Boyd, riuscì a diffondere il gioco giorno dopo giorno per tutta l’estate ed oltre, organizzando partite $1-$2 o $2-$4 limit, e sempre solo nella variante High.

Nel gennaio del 1983, Blackey Blackburn organizzò un torneo allo Stardust Hotel and Casino e lo chiamò Stairway to the Stars. Poco dopo, tavoli con bui $5-$10-$25 di no-limit Omaha presero piede. Non so se Blackey ne fosse stato l’istigatore, ma di sicuro li incoraggiò. Sembra che egli abbia giocato numerose partite di Omaha quando era in Oklahoma. Le bacheche di prenotazione erano strapiene ed era dura trovare un posto ai tavoli. Quando io stesso riuscii a sedermi, fui ricompensato con $10k di vincita. Era un gioco che regalava action e tutti ne furono presi.

Dopo circa una settimana, un gruppo di professionisti americani decise che il gioco sarebbe stato molto migliore se giocato nella modalità Pot-Limit anziché No-Limit (si era già diffusa la notizia che qualcuno ci aveva presto lasciato le penne giocando ad Omaha).

Ricordo un piatto molto forte che mi fece capire il pericolo a questo gioco soprattutto con la regola no-limit. Avevo in mano delle carte tra cui A-K e beccai un flop Q-J-10. Puntai e venni chiamato da due avversari. Il turn fu un K♠ che creò due possibilità eventuali per un colore. Il primo giocatore fece una overbet superiore al pot e il secondo andò all-in. Avevo circa $4,000 davanti e avrei dovuto giocarmi tutto per vedere il river.

La situazione era piuttosto scontata. Avevo il nut, ma sicuramente anche gli altri. Non avevo nessun tiraggio freeroll mentre potevo facilmente andare broke nel caso che uno dei due colori si fosse realizzato o se il board avesse pareggiato una coppia. Quindi, disgustato foldai. Al river le carte si accoppiarono e uscì anche il colore. Avrei perso un mucchio di soldi se non avessi foldato il nut!

omaha-poker-1Fummo capaci di trasformare il gioco da no-limit a pot-limit. Blackey voleva che ci fosse action, ma capì il grosso azzardo che c’era dietro l’angolo e ci supportò.

Dopo che il torneo allo Stardust Casino era terminato, molta gente rimase in città e così continuarono le partite di pot-limit Omaha al Golden Nugget. Un tavolo nell’angolo fu riservato per questa variante e le regole del gioco ben affisse sul muro alle spalle.

Una delle ragioni per le quali la partita non ebbe mai un calo fu che Blackey aveva ingaggiato un dottore indiano che giocava regolarmente. “The Little Doc” divenne un regular ed uno dei più forti giocatori di sempre nel poker “draw”. Tra i grandi campioni iniziarono ad avvicinarsi Chip Reese, Doyle Brunson, Roger Moore, e Sarge Ferris.

Blackey riuscì a vincere lo stesso al Golden Nugget, nonostante la presenza di questi squali, grazie alla stragrande maggioranza di incapaci.

Anche gli altri casinò di Vegas, tra cui Union Plaza, Caesars, e Vegas World iniziarono ad organizzare tornei di pot-limit omaha. Jack Keller stabilì un record di successi in questi eventi e vinse poi il WSOP Main Event nel 1984. Più tardi quell’anno Jack andò in Inghilterra a promuovere il gioco lì, grazie al supporto di gente come Don O’Dea, Derek Webb, Derek Baxter ed altri. Gli inglesi e gli irlandesi lo adottarono subito come la loro forma preferita di poker.

Il Victoria Club di Londra iniziò a spingere una variante metà razz, metà pot-limit omaha con un buy-in di £1,000. Per lungo tempo fu tra le partite più forti (giocate con regolarità) di tutto il mondo. Si vedevano facilmente degli swings tra £10,000 e £20,000 ai tavoli. La sterlina valeva all’epoca $1,50. Ancora oggi i migliori giocatori di pot-limit Omaha sono europei (vedi anche i nostri Dario Alioto, Alessio Isaia, e Max Pescatori).

omaha_poker-libro-ciaffoneLa mia vita è sempre stata legata a quella di Blackey. Quando lanciò la Poker Players Association nel 1984, io iniziai il progetto di stesura del primo libro di regole internazionali del poker. In questo arduo compito ho avuto l’aiuto e i consigli dei migliori giocatori del mondo, e il risultato fu un lavoro di qualità. Scrissi anche il primo libro sull’ Omaha, quell’anno.

Quando Blackey volle andare in Nepal nel 1992 per lanciare l’Omaha lì, invitò me e Garland Walters a seguirlo. Con nostra grande sorpresa, quando arrivammo, scoprimmo che la gente locale aveva già iniziato a giocare dei tavoli small-stakes di high-low split Omaha a Kathmandu! Questo in un paese che non lasciava nemmeno entrare gli stranieri fino alla seconda metà del 20esimo secolo. Restammo a Kathmandu per circa 3 mesi, e giocammo 2 o 3 partite decenti al Casino Nepal ogni settimana.

Potrei continuare a raccontare abbastanza storie su Blackey e l’omaha da riempire le riviste per anni…

(Bob Ciaffone – ricordando James R. Blackburn e le origini dell’Omaha Poker)

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